Il mio Blog e il mio sito diventano una sola cosa...www.sebastianozanolli.com

Ciao....il mio blog ed il mio sito diventano una sola cosa.

Da oggi, 17 Settembre 2009,

www.sebastianozanolli.com raccoglie tutto. Opinioni, spunti, strumenti, commenti, dati e date, appuntamenti, foto, files...

Insomma...questo blog che mi ha dato tanti amici e soddisfazioni cambia indirizzo....ma non cambia anima.

Ci mancherebbe...

Grazie per l'affetto. Davvero.

Sebastiano

sabato 8 novembre 2008

Racconto di Sebastiano da 'People Manager'

Luglio 1991, caldo soffocante, dintorni di Salonicco, Grecia.

Ho con me una pilotina piena di campioni di tessuto,
vesto il mio completo di poliestere/viscosa
e un’improbabile cravatta a fiori,
rotolata fuori dai ruggenti anni Ottanta.

Mi sta di fronte un imprenditore locale,
molto, ma molto più bravo a comprare
di quanto io non sia bravo a vendere.

Inizio.

Approccio,
presentazione del prodotto,
superamento obiezioni,
chiusura.

Seguo come dal manuale di Mario Silvano
tutte le tappe che un manager delle vendite
deve percorrere per finalizzare un affare.
Ma niente, Jorgo è un osso duro.

Non chiudo nulla.

Riprendo daccapo.

Caratteristiche, vantaggi, tecnica del sandwich, ricalco, guida.

Tutta la programmazione neurolinguistica sulla punta delle dita.
Ma in Grecia discettavano di filosofia
e commerciavano quando i miei avi barattavano radici e pigne.
Non c’è storia.

Lui comprerà solo se mi calerò i pantaloni sul prezzo.
Ormai è chiaro. Continuo a perdere terreno.
Sono alla frutta e quindi gioco una carta che mi sembra ottima.

Telefono al titolare, al mio datore di lavoro,
nonché direttore generale.
Il dispensatore di autorità, l’ente supremo. Lui può.
Lui ha tutte le possibilità di risolvere il mio problema
e soprattutto lui sa.

Io credo che lui sappia.

Lui è sopra e lui sa e può.

Non esiste il cellulare nel 1991, non che io almeno sappia.
Quindi cerco un fisso e chiamo.
Spiego.
Dico.
Illustro al capo la situazione.
Ecco, mi basta la soluzione.

Mi aspetto una taumaturgica sentenza.
Ecco è qui l’errore.
Il grande errore.
La mia crassa ignoranza di giovane manager
se ne esce con spudorata semplicità.

Ho pensato che chi sta sopra sappia.

Ho creduto che la mia posizione possa permettere spostamenti di responsabilità.
Ho immaginato che ci sia sempre un aziendale lieto fine grazie a un Deus Ex Machina ,
come nei film di Frank Capra. E nessuna di queste assunzione è vera.
Ecco il testo della risposta.
Lo ricordo a memoria.

“Senti Sebastiano,
mi sembra che tu non sappia come fare
per chiudere questo affare.
Ora, visto che anch’io non so come fare
e inoltre non voglio nemmeno sapere come fare,
non ho nulla da dirti.
Sappi però che quest’azienda si può permettere
solo una persona che non sa come fare,
e ora, per quanto mi guardi intorno
vedo che quell’unica persona sono io.
Quindi, se tu non sai come fare
e io non so come fare,
quello che è di troppo sei tu
e in questo caso ti prego di toglierti di torno”.

Avevo sbagliato tutto.

Avevo sbagliato punto di vista e anche principio.

Il capo ero io.

La funzione era mia.
Il Deus Ex Machina se c’era,
dovevo essere io.
Nessun altro.

Ecco, ho imparato che in cima,
anche in cima a un mucchio di sassi,
si è da soli e nessuno ti toglierà le castagne dal fuoco
e nemmeno deve togliertele.
Succede che per lo stesso fatto di avere accettato un lavoro
hai accettato la responsabilità.
Sono due facce, ma sono la stessa moneta.
L’unica consolazione, dice Donald Trump,
è che almeno in cima non si sta stretti.

Speriamo..

1 commento:

Daniele ha detto...

letto e riletto...credo mi faccia bene..quando penso di essermi scordato qualche tratto..lo rileggo.
Quant'è vero.
Quanto mi servono queste righe.

Credo si debba tenere la spugna sempre 'umida'.
Assorbire. Trattenere.
Cosa? Queste righe lo indicano 'sfacciatamente'.
Grazie again
DPera

Il video di presentazione di "Io, societa' a responsabilita' illimitata"

Un Video che vale : Last lecture di randy Pausch

- "Ogni ostacolo, ogni muro di mattoni, è lì per un motivo preciso. Non è lì per escluderci da qualcosa, ma per offrirci la possibilità di dimostrare in che misura ci teniamo. I muri di mattoni sono lì per fermare le persone che non hanno abbastanza voglia di superarlo. Sono lì per fermare gli altri".