Il mio Blog e il mio sito diventano una sola cosa...www.sebastianozanolli.com

Ciao....il mio blog ed il mio sito diventano una sola cosa.

Da oggi, 17 Settembre 2009,

www.sebastianozanolli.com raccoglie tutto. Opinioni, spunti, strumenti, commenti, dati e date, appuntamenti, foto, files...

Insomma...questo blog che mi ha dato tanti amici e soddisfazioni cambia indirizzo....ma non cambia anima.

Ci mancherebbe...

Grazie per l'affetto. Davvero.

Sebastiano

martedì 15 settembre 2009

Quanto tempo c'è?


Quanto tempo c’è?
Me lo chiedo spesso.


Per uno come me che predica l’efficienza, la chiarezza di intenti, la velocità questo è un quesito che ritorna a galla, per quanto tu tenti di affogarlo come si fa con l’alcol e con un brutto sentimento.
Quanto tempo c’è prima che sia troppo tardi?
Quanto tempo c’è, e per contrappunto, quanto veloce devo andare?
Si, perché la velocità è una di quei salatini che ti arrivano sempre quando sei assetato di tempo
E poi la velocità sarà buona o cattiva.
Amica o nemica?
Perché le olive del mio albero ci mettono sempre lo stesso tempo per nascere, crescere e maturare?
Rifletto e gusto questo pensiero come un si fa come con un cioccolatino.
Mi si scioglie in bocca e mi rimane il dubbio se in tanta scioglievolezza non rimanga un osso duro in fondo.
In natura tutto ha il suo tempo.
La sua velocità.
Sempre quella.
Puoi pregare e disperarti. Strapparti un braccio e bestemmiare. Blandire il destino e fare il ruffiano.
Sono sempre nove i mesi della gestazione.
Condannati a rispettare i tempi.
Sollevati dalla responsabilità di accorciarli.
E lo spermatozoo più veloce?
Il falco pellegrino?
La mosca quando scappa dallo schiaffo mortale?
Già. La velocità è un sottoprodotto.
Una necessità sociale.
Un prodotto della competizione.
Che ti rende più facile la vita, come al ghepardo o allo struzzo.
E che a volta presenta un conto.
Guardo dalla finestra della palestra.
Un luogo fintamente lenta ma magistralmente veloce.
Un tempio della finalizzazione degli sforzi umani.
Parcheggia una renault kangoo.
Un’auto che si può attrezzare per portare anche una sedia a rotelle.
Come questa.
Scende una signora che lascia tutto sul sedile.
Borsa, chiavi, giacca.
Deve scendere e aprire la portiera scorrevole opposta.
Deve aprire il portellone dietro.
Deve scaricare una pesante carrozzina a cui attacca delle pedane per appoggiare i piedi di chi dovrà usarla.
Deve prendere di peso la bambina ormai adulta che non si muove se non per fare vagare lo sguardo tra lo sperso e il divertito.
Uno sguardo che è un miliardo di chilometri dalle saune, dai pesi, dalle barrette dietetiche.
In un pianeta tutto suo.
Il pianeta delle carrozzine e delle mamme stanche.
Mamme ormai più piccole di quelle piccole bambine cresciute ed immobili.
Mamme lente.
Costrette ad essere lente.
Che vanno alla velocità del cuore.
Del loro.
Deve sistemare la bambina e legarla con delle cinghie perché non cada.
Deve mettere nella borsa dietro allo schienale tutto ciò che le servirà.
Una serie di oggetti che non distinguo e che ad oggi ho avuto l’immeritata fortuna di non dovere usare.
Deve richiudere l’auto dopo aver raccolto le sue cose.
E adesso spingere.
Spingere sopra i marciapiedi, tra le auto parcheggiate male e le crepe del cemento.
Una mamma lenta.
Costretta ad essere lenta.
Che va alla velocità del cuore di chi ha parcheggiato male e di chi non si prende cura di tenere a posto il marciapiede.
Sono passati 20 minuti.
20 minuti solo per scendere da un auto.
Provo per quella donna la stessa ammirazione che provo per il Dalai Lama.
Quella bambina ha avuto il suo pezzettino di fortuna in mezzo a tanta vita dura.
Non so come farei.
Prego Dio di tenermi una mano sul capo e una sulla spalla dovesse succedermi qualcosa del genere.
20 Minuti.
Non mi sono allenato.
Finisco qui.
Per oggi può andare a farsi fottere anche l’allenamento.
Andava in onda una lezione più importante sul canale che si vede dallo spogliatoio.
Mi è sembrato di capire qualcosa.
Si corre quando si può perché a volte non puoi più.
Si corre perché oggi si e domani forse.
Si corre perché non sappiamo né quando né come.
Si corre perché da allenati si può anche andare piano ma non viceversa.
Si corre per non dovere avere il rammarico di dire che non avevi almeno provato.
Si corre perché prima o poi dovrai rallentare, se non per te, per amore di qualcun altro.
Si corre perché quando il cuore chiama ci si deve fermare.
Quanto tempo c’è?
Troppo poco se stai alla finestra, troppo se spingi sul marciapiede.



lunedì 24 agosto 2009

Michela Murgia con Sebastiano ed Alessandro Zaltron a LIBRIAMO2009. Sabato 29 agosto alle 21 nel Chiostro di S. Corona a Vicenza

Chi ha riso (amaro) ed è rimasto turbato vedendo al cinema Tutta la vita davanti di Paolo Virzì ha la possibilità di conoscere l’autrice di quella storia, Michela Murgia. La scrittrice sarda sarà infatti ospite della quarta edizione di LIBRIAMO, il festival letterario vicentino (www.libriamo-vicenza.com). Appuntamento sabato 29 agosto alle 21 nel Chiostro di S. Corona a Vicenza, ingresso libero.
Michela Murgia, scrittrice e blogger, è nata a Cabras (Oristano) nel 1972. Dopo gli studi teologici è stata webmaster, manager, operatrice in un call center.
Da quest’ultima esperienza è nato il libro Il mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria (2006, Isbn), il diario in presa diretta di un mese vissuto nell’inferno del telemarketing. L’autrice ha venduto al telefono aspirapolvere a migliaia di casalinghe per conto di una grande multinazionale americana. Intanto annotava, apprendeva e soffriva in prima persona le tecniche di condizionamento e le riunioni motivazionali, le premiazioni e le umiliazioni pubbliche, orari, salari e punizioni aziendali... Il libro racconta la precarietà, riuscendo miracolosamente a fare ridere.
Nel 2008 ha pubblicato per Einaudi Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell’isola che non si vede, omaggio alla sua terra, di cui la Murgia dice «per quanti indirizzi abbia cambiato in questi anni, dentro non ho mai smesso di abitarla, sognandola indipendente in ogni accezione del termine».
Il suo ultimo libro è il romanzo Accabadora (2009, Einaudi). Accabadora è la vecchia che adotta la bambina Maria, è la sarta del paese, ma è anche “l’ultima madre”, colei che, quando è necessario, entra nelle case per portare una morte pietosa.
Moderano l’incontro gli scrittori Sebastiano Zanolli e Alessandro Zaltron. Zanolli, manager, ha pubblicato quattro libri per Franco Angeli: La grande differenza - Una mappa utile per raggiungere le proprie mete (2003), Una soluzione intelligente alle difficoltà quotidiane - Creare reti di relazione per affrontare il caos di ogni giorno (2005), Paura a parte - Riflessioni e suggerimenti sul lavoro, la vita e la paura in un mondo precario (2006), Io, società a responsabilità illimitata - Strumenti per fare la grande differenza (2008). Zaltron ha pubblicato Manuale per i(n)felici amanti (2003), guida semiseria su “come sopravvivere alla coppia”, il romanzo Riceviamo e volentieri (2007) e Piccole memorie dalla Grande guerra (2008).
Da ricordare l’iniziativa “Incipit”: in apertura di incontro, l’attrice Stefania Carlesso leggerà la pagina iniziale dell’ultimo libro dell’autore presentato.

LIBRIAMO2009 è una manifestazione promossa dal Comune di Vicenza (Assessorato alla Cultura) organizzata dall’Associazione culturale Zoing! e patrocinata dalla Regione Veneto e dalla Provincia di Vicenza.

Ufficio Stampa
393 9632221
Per informazioni: tel. 328 2143191 - info@libriamo-vicenza.com

martedì 4 agosto 2009

Gentilissimo a rispondere....interessantissimo nella risposta...


Kikos Papadopoulos
at Greek Travel Directory - Design Stores



Ciao Sebastiano Rispondo al tuo interessantissimo video su linked in con una delle piu belle poesie di Constantino Kavafis, "Itaca". Si! Infatti il mondo e` molto veloce, il business ancora piu veloce, e altretanto lo sono i sogni. Bene o male siamo una massa che viaggia tutta insieme in fretta, manipolata e guidata a volonta. E cosi ne deriva solitudine, violenza e sogni effimeri. Viaggiamo con dipendenze silenziose messe dentro un lievito ben amalgamato da non vederle, pero c'e` sempre ... Itaca ...


Quando ti metterai in viaggio per Itaca devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventure e in esperienze. I Lestrigoni e i Ciclopi o la furia di Nettuno non temere, non sara` questo il genere di incontri se il pensiero resta alto e un sentimento fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, ne' nell'irato Nettuno incapperai se non li porti dentro se l'anima non te li mette contro. Devi augurarti che la strada sia lunga. Che i mattini d'estate siano tanti quando nei porti - finalmente e con che gioia - toccherai terra tu per la prima volta: negli empori fenici indugia e acquista madreperle coralli ebano e ambre tutta merce fina, anche profumi penetranti d'ogni sorta; piu' profumi inebrianti che puoi, va in molte citta` egizie impara una quantita` di cose dai dotti. Sempre devi avere in mente Itaca - raggiungerla sia il pensiero costante. Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piede sull'isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada senza aspettarti ricchezze da Itaca. Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada: che cos'altro ti aspetti? E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avra` deluso. Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.

martedì 28 luglio 2009

Biscotti Rotti


L’altra notte, verso le tre, come spesso accade quando tenti di stare un po’ troppo leggero la sera, mi sono svegliato pieno di fame.
Beh, svegliato non è la parola giusta.
E’ più uno stato alterato di coscienza.
A metà tra l’ipnosi e il sonnambulismo.
Ti sembra di capire tutto e di non sapere niente. O viceversa.
Non so se a voi accade,ma io mi ritrovo davanti al frigo o alla dispensa come un robinson crosue vampiresco.
Con un occhio aperto e l’altro no, mi ritrovo a cercare di capire di cosa ho voglia e cosa posso mettere sotto i denti.


Insomma,vi dicevo, l’altra notte la situazione era presso poco questa.
La mia scelta è caduta su un sacchetto di biscotti.
La scelta più indicata se non devi portarli a letto.
Troppe briciole.
Ma se devi sgranocchiare tre o quattro in piedi come un ladro che vuole evitare la vigilanza notturna di mogli e figli, spaventati da rumori insoliti nel cuore della notte, i biscotti, da una scatola già aperta, sono perfetti.
Levo la molletta che tiene piegato il lato aperto, apro l’imboccatura del sacchetto e guardo dentro.
La situazione è questa.
Sono i biscotti preferiti di mio figlio.
Dentro ci sono biscotti interi.
Dentro ci sono biscotti rotti.
Non so voi.
Ma qui nasce un dilemma notturno presto risolto.
Mangio i biscotti interi quelli rotti?
Voi penserete “ma questo è davvero rincoglionito”.
Possibile, appartengo alla generazione dei baby boomer, gente che non ha sempre brillato di luce propria.
Troppo viziati da una mondo che diventava sempre più ricco senza spiegazione.
Vabbè, ma qui il rincoglionimento generazionale non centra.
La domande è seria.
I biscotti aggiustati sono sempre meglio di quelli rotti.
Hanno tutta la loro forma.
Hanno il galletto stampato sopra.
Hanno i granelli di zucchero belli appiccicati.
Tutto parla della loro bontà.
Quelli rotti no.
Sono gli ultimi del mondo dei dolci.
Angoli sbordati.
Croste sperse.
Pezzi mutilati dei loro acini di zucchero.
Schegge senza né testa né coda del gallo.
Troppo bruni o troppo chiari per mantenere la loro promessa di squisitezza.
Si certo, per un adulto tutto ciò è irragionevole.
Un pezzo di biscotto è un pezzo di biscotto.
Come una goccia d’acqua da un bicchiere rimane rappresentativa di tutta l’acqua.
Una molecola ha le stesse proprietà di tante molecole assieme.
Ma questo è quando sei sveglio.
Quando la ragione indica le ragioni al cuore.
Ma quando sei semi-addormentato e i circuiti neuronali funzionano un po’ come una vecchia Trabant e lasciano comandare alla pancia, succedono cose strane.

E’ l’anima a darti le risposte.
Forse per questo le poesie più languide nascono di notte.
Perché il cervello si fa un po’ in là e rinuncia,più o meno volentieri, al suo ruolo di timoniere.
La mia pancia voleva i biscotti e la mia pancia ha deciso di mangiare quelli rotti.
Meno attraenti.
Meno simpatici.
Più da “lasciamoli per qualcun altro”.
Questo è la cosa che mi ha colpito.
Non ho dovuto pensare a cosa fare.
La mia pancia sa che mio figlio preferisce o avrebbe preferito quelli interi.
Sapeva che in verità mangiare quelli rotti non solo avrebbe nutrito lei ma in qualche piccolo modo avrebbe anche nutrito l’anima.
Sapeva che una rinuncia piccola e segreta ma forse proprio per questo inutile da fare avrebbe lasciato più contento un bambino, che poi sia mio figlio o il figlio di altri è incidentale.
Perché credo che quando ci si priva di qualcosa, anche piccolo, perché qualcuno sarà un po’, anche appena appena appena un po’, più felice ci si nutre l’anima e si sfiora il significato del nostro essere a questo mondo.
Si capisco, sto parlando di un evento talmente marginale da sfiorare il comico o il ridicolo.
Ma per me l’altra notte è stata una minuscola epifania.
Quando lascio che davvero parli il cuore, la scelta è giusta senza possibilità di appello.
La mattina mi sono svegliato e sul notes che tengo sempre sul comodino ho trovato scritto di sghimbescio “ non dimenticare i biscotti rotti”.
Non me ne sono dimenticato.
Devo solo tenerlo a mente più spesso.

venerdì 10 luglio 2009

Se non vi fidate di voi di chi vi fiderete?


Ho messo insieme alcune regole che potrebbero aiutarvi se appartenete a quella categoria che abitualmente boicotta se stessi:

1. Non parlare mai male di te stesso.

2. Non attaccare ciò che fai. Se non ti piace cambialo, ma non attaccarlo.

3. Usa un vocabolario positivo circa le cose che fai o che farai.

4. Impara a farti ascoltare: tutto ciò che otterrai avverrà attraverso la comunicazione.

5. Fidati del tuo sesto senso e di chi credi ti ami veramente.

6. Sei il capo. I problemi si fermano alla tua scrivania. Se non impari cose nuove sei morto. Impara.

7. Mollare un’impresa in cui ti sei imbarcato non è necessariamente sinonimo di fallimento. Lo è solo se molli per risolvere lo stress del momento attuale. Non lo è se lo fai perché sulla lunga distanza l’insuccesso è sicuro o non te la senti di pagare il conto.

8. Nessuno ti tormenta: l’unico eventuale carnefice di te stesso potresti essere tu. Licenziati.

9
. Le alternative si cercano quando non si ha il problema di cercare alternative. Quando il problema arriva è troppo tardi. Panico e stress ti faranno prendere cattive decisioni. Anticipa la ricerca e lo studio di alternative. I risultati saranno di gran lunga migliori.

10
. Molla quello che non ti interessa, non riuscirai a fare tutto.
Puoi fare ed essere quasi tutto. Credimi: quasi tutto.
Non è facile demagogia o motivazione da manualetto americano: per questo aggiungo “quasi”.
Ma la leva per aumentare la portata del tuo fiume, quando senti che le energie devono fluire in abbondanza, si chiama “fede”.

Io ho avuto fede in un progetto lavorativo che mi portava verso un’azienda che stimavo e che mi appassionava.
Eppure il mio primo lavoro doveva essere quello di vendere software per le amministrazioni pubbliche.
Mollato.
E, riconcentrato sullo scopo, mi sono buttato nel tessile.
Poi una sbandata, e vendevo condizionatori.
Mollato. La fede mi portava nuovamente verso quel progetto.
E finalmente, dopo decine di curriculum, passaparola, networking, chilometri, ho avuto una chance.
Magari piccola, ma una chance di entrare in contatto con quel mondo a cui ambivo. Non sono entrato dalla porta principale con molti onori.
Anzi , ricordo la frase prima della firma del contratto: “Sappi che qui non diventerai mai dirigente”.
Ma la fede mi diceva che stavo remunerando la mia passione e che nel lungo termine avrei vinto la scommessa.
Nel breve lo stress mi diceva di mollare.
Ma, come scritto, mai mollare perché non si sopporta lo stress a breve. Molla se non sopporti lo stress a lungo, se non ci vedi il senso.
La mia scommessa è vinta. E potrei anche fermarmi qui.
Ma intanto altri progetti affiancano i vecchi e rinfrescano la passione.
Non c’è nulla di nuovo in quello che vi dico.
Non c’è nulla di speciale nelle parole che leggete.
Allora decidete.
Se non vi fidate di voi, di chi vi fiderete?

domenica 28 giugno 2009

Oggi ho incontrato tre persone...


Oggi sono stato fortunato come al solito.


Oggi ho incontrato Jenny.
Jenny che trema quando ti parla dall’incerto dei suoi venticinque anni e niente diploma..
Jenny che dopo tante rogne ha trovato il coraggio di rimettere tutto in discussione.
Jenny che cerca di trovare il suo posto nel mondo e si dimette da un posto di lavoro che non le dà nulla se non la psoriasi e un gonfiore addominale.
Mi dice che nessuno le ha insegnato nulla.
Che non sapeva che avrebbe trovato gente di traverso, colleghe invidiose della sua bella figura, capi sbattuti dalla crisi e poco sensibili alla sua necessità di trovare un perché al lavoro, alla fatica, alla responsabilità.
Non ha avuto maestri Jenny.
Non ha avuto avvertimenti.
E così oggi ha raccolto il coraggio a quattromani e ha detto addio al posto fisso.
Il cuore e la pancia le dicevano che non era il suo.
Jenny studia la sera, lavora il fine settimana in palestra e al bar per avere un piano B che le salvi la dignità.
Jenny non si lamenta se non per il fatto di non essere ancora preparata ad affrontare il mondo che è come è.
Mi sorride dolce mentre mi dice che adesso si sente forte e che non ha più la psoriasi.
Buon segno.
Io sorrido dentro e fuori e, oltre ai pochi piccoli consigli che le posso dare, prego per lei.
Che ha fatto una scelta dura ma giusta che non so se potrà sopportare sul breve.
Oggi ho incontrato Alberto…o meglio Abdullah in arabo…un uomo nato in Marocco.
Che vive in Italia da tanti anni.
Abdullah è un imprenditore.
Bravo come tanti imprenditori italiani ma con un paio di zavorre.
Il colore della pelle.
L’accento francese.
Un italiano non perfetto e misto a tante parole di veneto.
Mi racconta dei suoi progetti, degli acquisti, delle vendite.
Dei suoi figli nati qui e che ora a diciotto anni non ne vogliono sapere di andare in vacanza in Marocco.
Gli hanno detto che loro non sono marocchini, che non parlano arabo e che lì sono troppo indietro per capirli.
Abdullah sorride mite.
Ha dovuto diventare mite e dà del lei a tutti, ostinatamente, anche dopo vent’anni che ti conosce.
Anche se sei un bambino di otto anni, Abdullah ti da del lei.
Ha capito che qui parte da sotto la media.
Abdullah ha sempre i soldi in contanti pronti.
La prova che lui è affidabile.
Che è responsabile.
Altro che pagamenti a 240 giorni fine mese.
Abdullah per essere solo ascoltato deve sempre pagare tutto prima e prima di tutti.
Abdullah lo fà sorridendo.
Lui non può essere triste altrimenti la gente si insospettisce.
Oggi ho incontrato Graziano.
Graziano mi ha chiesto di trovargli un lavoro come vuole lui.
Io non ho un lavoro per Graziano come vuole lui.
Ho sparso la voce ma i tempi richiedono tempo, più di quello che si chiedeva un tempo.
Graziano si è arrabbiato con me.
Si è arrabbiato con i miei libri.
Si è arrabbiato con gli “ottimisti di merda” che parlano così perché stanno bene.
Graziano mi ha augurato un sacco di brutte cose.
Graziano rimane senza lavoro ma con un grosso peso sull’anima e sullo stomaco.
Non ho risposto.
Non ho risposte da supermercato purtroppo.
Nessuno ha risposte pret-a-porter per rispondere ad un problema che nasce da dentro il cervello.
Io a Graziano ho sorriso.
Ho sorriso a Jenny ad Abdullah e poi ho sorriso a Graziano.
Non potevo fare diversamente.
Anzi, forse è proprio la situazione che aveva più bisogno di un sorriso.
Non ho nulla da dire a Graziano purtroppo.
Non ho nulla che possa farlo stare meglio.
Graziano ha già deciso e sono troppo vecchio per non sapere che per chi ha già deciso non si può fare nulla.
Nessuno può fare nulla .
Forse conoscere Jenny.
Forse lavorare con Abdullah.
Forse proprio niente potrà aiutarlo, nemmeno sé stesso se prima non accetterà il fatto che il mondo ti ritorna ciò che gli dai.
Oggi ho conosciuto tre persone e forse erano solo gli specchi di una sola.
Come sempre c’è tanto da imparare.
Più di quanto ci sia da insegnare
.
Un'altra giornata vera.

giovedì 25 giugno 2009

Sei invitato Venerdì 3 Luglio 2009 alle ore 19.00....




Presentazione del volume:
Diego Morlin
TRACCE DI UN ARCHITETTO

Alla serata parteciperanno:
Alberto Brazzale - Editore
Sebastiano Zanolli - Manager e scrittore
Amerigo Restucci - Università IUAV di Venezia
La serata sarà coordinata da Bruno Cera, giornalista del Gazzettino.
Al termine della presentazione ci sarà un piccolo buffet.

L'arch. Diego Morlin al termine di un ciclo di esperienze di ricerca e progettuali, rivolte alla scoperta di nuovi linguaggi architettonici e sviluppo di soluzioni eco compatibili, ha ritenuto opportuno raccogliere idee, progetti, proposte, concorsi, in un volume di 180 pagine.
Nello specifico trattasi di 18 progetti ideati e "realizzati" dal 2005 al 2009, illustrati dal loro stato embrionale, con appunti e schizzi, passando attraverso i modellini tridimensionali e rendering sino a giungere allo stato esecutivo ed alla conseguente realizzazione.
I testi sono curati dal Dott. Sebastiano Zanolli e dal Prof. Amerigo Restucci..

mercoledì 24 giugno 2009

Da :www.hcp34.it


Strumenti per fare la grande differenza, del libro di Sebastiano Zanolli, manager carismatico e brillante scrittore, posso solamente scriverne bene. E per tanti motivi. Mi è piaciuto il suo approccio professionale, dove i sentimenti non sono annientati. Apprezzo il suo realismo ed il modo concreto con cui interpreta le evoluzioni della vita. Ammiro l'idea di condividere teorie gestionali efficaci, di valore perché sono state sperimentate dallo stesso autore....continua http://www.hcp34.it/?p=660

venerdì 12 giugno 2009

Sebastiano Ringrazia Formaper.it e Peopledirections.com


Ricevo, ringrazio e pubblico molto volentieri!


"Carissimo Sebastiano,
alcune settimane orsono abbiamo concluso un percorso formativo in azienda, con la collaborazione e sostegno di Formaper
www.formaper.it.
Pieralda Passione ci ha aiutato a realizzare dei moduli formativi mirati sul marketing relazionale.
E’ stato così che abbiamo inserito il tuo testo "Io, società a responsabilità illimitata" tra i testi di riferimenti.
La foto che ti allego, è di alcune colleghe a fine corso è una piccola testimonianza.
Grazie di cuore a te per quanto hai scritto e per la tua disponibilità e Formaper per la professionalità ed umanità.
Un caro abbraccio
Federica Fornelli
Marketing Manager

giovedì 4 giugno 2009

Come deve andare...


Non so voi ma quando succedono certe cose divento malinconico e mi guardo indietro alla ricerca di agganci, appigli, prati su cui riposare.
E’ morto Giovanni.
Giovane per morire.
Giovane per morire male.
Giovane per sapere di doversene andare.
Giovanni, bambino con me.
Nelle foto in bianco e nero, l’unico che sta guardando altrove senza fissare con lo sguardo il severissimo fotografo che ci fa stare seri ed impettiti come piccoli gessetti sdentati.
Giovanni non ha avuto la vita facile.
Certo no.
Un po’ perché và così un po’ perché te lo scegli tu.
Un po’ perché anche gli anni ’70 hanno avuto il loro precari dell’anima e del portafogli.
Giovanni non aveva una vita facile:
Lo si capiva dalla giacchina nera sbrindellata che aveva già scelto una strada differente.
Da tutte quelle sgualciture sugli angoli dei libri che tanti di noi trattavano religiosamente con fossero il Santissimo Sacramento.
Lui no.
Giovanni in caduta già dal quel sonno stanco che lo colpiva e da una certa rassegnazione negli occhi spesso tristi.
Giovanni non era peggio né meglio.
Era un figlio del mondo. Come me. Come tanti.
Poi gli amici alcuni buoni, altri meno. Come tanti.
Appena ti distrai vincono quelli meno buoni.
Dovresti essere stato più veloce a capire Giovanni.
Ma non ti piaceva aspettare, non ci vedevi il senso. E nessuno riusciva a fartelo vedere.
Poi tutto quello che ti premia a breve e ti ruba l’anima a lungo.
Il Bar come famiglia.
Il pusher come amico.
Sempre più lontano da tutto.
Sempre più vicino al niente.
Poi la malattia guadagnata, come si guadagnano i premi dal benzinaio a forza di fare i pieni.
Malattia sempre più cupa, sempre più triste.
Tu sempre più solo.
Ed eccoci qui, con un vecchio catorcio a portarti via nella cassa di abete, che in fin dei conti costa meno.
E mi chiedo perché non è andata meglio di così?
Dove stava il punto di non ritorno?
Perché qui non c’è nessuno che sorrida, magari mestamente, ma che almeno sorrida, come quando si sa che sei andato a stare meglio di prima.
E perchè siamo in quattro gatti dispersi e staccati a vedere che te ne vai?
No certo non è una festa, ma dovrebbe essere meglio di così.
Sono arrabbiato.
Arrabbiato con gli uomini, che si permettono di buttare via quel po’ di divino che abbiamo dentro.
Di nasconderlo così bene da poi bestemmiare perché non lo trovano
E che ora te ne stai andando con il catorcio e la cassa d’abete mi prudono le mani.
Senza nemmeno lasciare un segno, una lezione, una cicatrice con cui tenere a mente che la vita dà quello che chiedi.
Ma forse sono anche arrabbiato con te Giovanni.
Con te che mi hai offerto di fumare quando ero un bambino troppo piccolo per capire che non c’è fretta nel diventare grandi se diventare grandi significa sbattersi tutto il giorno per un pezzo di fumo marcio.
Con te che hai deciso che era una figata farsi di nascosto dietro il campo parrocchiale mentre gli altri sudavano in interminabili partite di calcio.
Con te che mi dicevi che ero troppo serio e mi facevi sentire un imbecille perché studiavo.
Con te che hai preso a calci il tuo fegato fino a fartelo venire fuori vomitando.
E non ti ho visto mai felice.
E non hai mai riso di gusto.
E questo mi fa arrabbiare.
Arrabbiare anche con me.
Già , perché dovevo essere più forte.
Più duro o tenero o convincente.
Dovevo venderti qualcosa che mi sembrava giusto e non lasciarti vendere a me,a te, la paccottiglia adolescenziale che sembrava rivolta ma era solo pigrizia mentale condita di niente.
Dovevo alzarmi diritto sulla schiena perchè ti aggrappassi anche tu.
Ma chissà poi se tu lo volevi davvero o avevi già deciso.
Se cercavi una fine che sembra eroica ma che è solo triste e che lascia tutti senza un pezzo e le onoranze funebri con un po’ di fatturato in più.
E forse tutto va come deve andare.
Dove…deve andare.
Si, forse qualcuno avrà anche un po’ di responsabilità ma non posso non pensare a quante volte hai avuto la possibilità di cambiare via, di cambiare amici, di dire no alla sfiga.
Di smettere di sfottere Luca perché la mamma lo faceva vestire tanto e non lo lasciava giocare a pallone perché non si ammalasse.
Anche lui aveva le sue rogne.
Anche lui era un figlio del mondo.
E anche lui voleva dire si o no, da solo.
Senza mamma, senza me, senza te.
Si Giovanni.
Hai ragione.
Non si parla male dei morti, ma visto che mi senti magari puoi aiutarmi a fare qualcosa.
Fai sentire che si può fare altrimenti.
Che nascere con dei guai non è una condanna ma solo una condizione. Triste, ma sempre e solo una condizione.
Che la sfiga è prima di tutto una compagna che si sceglie.
Una amante di lusso che mantieni.
E che una volta viziata non ti lascia più e ti chiede conti sempre più grandi.
Faglielo apparire in sonno ai ragazzini di oggi che è più facile dire subito di si che dire di no, ma che è più difficile vivere con le conseguenze di quei si che con le conseguenze di quei no.
Diglielo con il vento e con le foglie degli alberi che la vita è piena di stronzi che godono di immergerti nella loro fogna per stare meno soli ma che c’è anche gente che ti lascia fare la doccia a spese loro, così, solo per darti una mano.
Che chi frequenti è scelta tua.
Che sputare il fegato in fin di vita davanti a due infermieri che aspettano di smontare dal turno e che nemmeno sanno come ti chiami non ha niente di glorioso e non ti fa sentire una rockstar.
Ti guardo andare via e sto male, perché è un altro pezzetto del mio mondo che se ne va con te.
Proprio come deve andare.
Avrei voluto tutto un altro mondo quando guardavo”Avventura” alla tivù da bambino.
Quando ascoltavo Tito Stagno, così bravo, così serio, così capace, immaginavo che avrei risolto i problemi di tutti.
Non era così scontato.
Per questo provo e riprovo.
Non ho risolto il tuo Giovanni.
Non lo hai risolto tu.
Una lezione per ripartire.
Fino all’ultimo.
Fai un buon viaggio.
Ci vediamo di sicuro.

lunedì 18 maggio 2009

Cinzia Morgani intervista Sebastiano sul Giornale di Vicenza del 17 Maggio 2009



“Non è il capitale che scarso, è la visione che manca”.
Lo aveva capito un uomo nato mentre si spegnevano gli echi della prima guerra mondiale, Samuel Moore Walton. E lui, l’americano fondatore della catena di supermercati Wal-Mart, sapeva bene che significasse avere una visione.
E voi? Ce l’avete una ‘Visione’ di voi stessi, della vostra azienda?
O se le cose non vanno pensate che, in fondo, non ne siete responsabili perché c’è la crisi, perché è il sistema che vi costringe a vivere in bilico?
Per Sebastiano Zanolli, manager e scrittore, attualmente amministratore delegato di 55DSL, linea giovane del gruppo Only the brave Diesel, non ci sono scuse, non ci sono alibi. D’altra parte il titolo del suo ultimo libro è chiaro: ‘Io, società a responsabilità illimitata’.

“Sai perché l’ ho scritto? Perché mi sono stufato di gente che va in cerca di qualcuno cui addossare la colpa delle proprie disgrazie”.
Già, serve una visione, la capacità di continuare ad imparare, far fruttare il talento in sé stessi e nelle persone intorno a noi. Ma alla base, lo dici tu, ci deve essere la fede, la certezza che si è sulla strada giusta. E di questi tempi è dura.
“Invece io penso che non abbiamo il diritto di non avere fiducia, se abbiamo idee da realizzare. Guardiamoci intorno, abitiamo in una delle regioni più ricche della terra, abbiamo comunque molte più possibilità che in innumerevoli altri posti del mondo. A chi ‘si siede’ non riesco a perdonare la mancanza di coraggio, di ‘visione’ che per me fa il paio solo con un’altra parola: pigrizia”.
Quella che è figlia dei buoni risultati ottenuti per inerzia quando le cose andavano bene?
“Esatto. Perché l’alternativa si cerca quando non si ha bisogno di un’alternativa. Se questa stretta economica però ci spinge ad alzarci dalla nostra bella poltrona, a preoccuparci per il futuro non può che essere un bene perché innanzitutto ci farà recuperare il valore di due cose fondamentali: il sacrificio e il risparmio. Appartengo alla generazione alla quale regalavano i salvadanaio, oggi invece ti dicono che se non spendi non fai girare l’economia, siamo passati dalla parte opposta.
Eppure di consumo vivi pure tu.
Certo, ma se consumiamo oltre le nostre possibilità, se si offre il credito al consumo a chiunque il sistema da qualche parte si rompe e qualcuno paga. Servono regole in
un’economia in cui siamo vittime e carnefici. Oggi ci stiamo chiedendo: ma come? Non è normale avere tre macchine in due? Ne bastano due? Una? Organizziamoci meglio, prendiamo l’autobus. E va benissimo. Quello che non è accettabile è che a pagare il prezzo di questa crisi siano i più deboli.
Perché a molti livelli si è ragionato da società a responsabilità…limitata.
Ecco l’errore della visione che ci ha condotto fin qui. Invece la regola alla base di una visione,in azienda come in economia e in politica, dovrebbe ispirarsi a quella dei capo indiani Navaho per i quali ogni decisione inerente alla propria tribù deve tenere conto delle conseguenze prodotte sulle successive sette generazioni.
In questi anni invece si è inseguito un concetto molto personale di successo. Che la crisi ci aiuti a ‘ritararlo’?
Come diceva lo psicologo Enzo Spaltro, se quelli che stanno bene non fanno stare meglio quello che stanno peggio, prima o poi quelli che stanno peggio faranno male quelli che stanno bene. La crisi ha reso concreto il concetto. Il miglioramento personale può essere la molla, è umano, ma poi per raggiungere obiettivi che abbiano un valore bisogna uscire dal guscio dell’’io’, non ci si può realizzare indipendentemente dagli altri ma con gli altri e in una prospettiva di così grande respiro tutto può essere possibile.
Per chi questa crisi può essere un’opportunità?
La questione è proprio se lo sarà per chi fino ad oggi è stato bene o per altri. Sarà un’opportunità per chi si tira su le maniche, per chi si inventa cose nuove per chi, non smette di imparare ed è disponibile ad accettare sacrifici, visioni diverse. E in un mercato che si è magicamente ingrandito non è detto che lo sia per noi, potrebbe essere un’opportunità per il ragazzino albanese di seconda generazione che parla perfettamente l’italiano o per un filippino che oggi va avanti e indietro per l’Europa.
C’è qualcosa che può favorire la nostra ‘visione’ del futuro?
Di certo l’apertura mentale. Non è frutto tanto di studi o di libri, ma è la possibilità che distingue le persone che si sono mostrate disponibili a credere che anche l’idea di un magazziniere poteva cambiargli la vita o che ci poteva stare l’apertura di un mercato nuovo.
E tu? E come sei arrivato ad essere un manager Diesel?
Lo volevo, lo volevo veramente: si trattava dei ‘Rolling Stones’ del mio settore! Ho inviato il curriculum per 5 anni, ho incontrato persone, ho telefonato a tutto il mondo e poi, dopo l’ennesimo curriculum inviato, sono stato contattato da un ‘head hunter’ attraverso uno dei mille canali che avevo imboccato.
Eppure c’è anche chi… è salito su un palco e si è trovato a cantare anziché a ballare come voleva e ha trovato la sua strada così. A chi non ha le idee chiare su quale sia la propria strada che dici?
Che non ci sono chiavi che valgano per tutti, ma un insieme di strumenti che concorrono a trovare una soluzione. Ha molto a che fare però con quella che lo psicanalista James Hillman chiama ‘La teoria della ghianda’: quando nasce è solo una ghianda,ma ha al suo interno la vocazione a diventare una quercia, non c’è niente da fare. Dentro, da qualche parte, abbiamo la nostra quercia, il punto è cercare e rimanere aperti alle possibilità. Le cose bisogna cercarle e accoglierle per trovarle, non arrivano da sole. Ma diciamoci la verità: c’è molta gente che questi problemi non se li pone nemmeno e si piazza davanti alla Tv a vedere ‘Il Grande fratello’.
Cioè vive la vita degli altri invece di costruire la propria?
Tutte le volte che non sei tu a riempire uno spazio nella tua vita, sono gli altri a farlo. In che misura è sempre una scelta di cui solo noi siamo responsabili. C’è chi vive quella degli altri perché è difficile lavorare sulla propria vita e affrontare il travaglio necessario alla trasformazione, il momento caotico del cambiamento necessario a raggiungere qualcosa di buono. E vale anche per questa crisi.
Il punto è che oggi a frenare è la paura. Dell’operaio che non sa se continuerà a lavorare o dell’ imprenditore che sta in ansia per gli ordini che non arrivano. La conosci la paura tu che ci hai scritto anche un libro (Paura a parte, ndr)?
Sono l’evoluzione di un bambino cresciuto nella paura, figlio di un piccolo imprenditore che in famiglia ascoltava il ritornello del ‘Ma ghe xe ordini…’? Ma ho imparato che per non farsi vincere da questo ostacolo l’importante è fare qualcosa. Se non ci provi la situazione non può cambiare e la paura comincerà a vibrare dentro di te fino a sopraffarti. E’ come buttare un sasso in uno stagno: solleverà del fango magari, ma quando si depositerà comunque il fondale sarà cambiato.
E se fossi un precario che faresti?
Mi chiederei come posso semplificare la vita alla gente. Non è importante difendere il proprio posto di lavoro, quanto la propria impiegabilità e per farlo devi sempre risolvere i problemi di qualcun altro.
E sempre tenendo a mente… il maestro Jedi Yoda di ‘Guerre Stellari’.
Che diceva: “Do, or do not. There is no try’. Fare o non fare, non c’è provare. Perché in quel ‘provare’ c’è quella specie di vaccino che ti inietti per risparmiarti il dolore di un fallimento, che però limita anche le tue potenzialità. Non è il fallimento che dobbiamo temere, il rischio va messo in conto. L’importante è ripartire senza accettare la mediocrità o la castrazione dei propri talenti.

martedì 12 maggio 2009

Il coraggio di scegliere...26 Maggio 0re 20.00 Teatro Comunale Thiene (VI)


Partecipazione gratuita,
iscrizione obbligatoria su www.elteco.it/evento

Nel 30° anniversario della sua fondazione, Elteco ha pensato di riunire i colleghi imprenditori e professionisti per avere un momento di riflessione nel segno della positività e della propositività.
L'idea nasce dalla convinzione che la CONSAPEVOLEZZA e la CONOSCENZA, unitamente alla COOPERAZIONE, possono vincere la paura e superare l'impasse del momento.
La tavola rotonda intende offrire contributi pratici per fronteggiare la sfida dell'oggi: una sfida che si gioca facendo forza sulle abilità imprenditoriali di ciascuno e traendo vantaggio da tutti gli strumenti e le circostanze disponibili.

Crisi...cosa c'è OLTRE la paura?
E se la crisi fosse un'opportunità?
Sii positivo...ok, ma PRATICAMENTE cosa proponi?
Perché ti chiamano IMPRENDITORE?

Un contributo ai tuoi “?” da:
Paolo Bettinardi, Amministratore Delegato della Better Silver Spa Toni Brunello Fondatore dello StudioCentroVeneto, ricercatore, consulente e formatore Gianfranco Gasparotto, Direttore Generale della Banca Popolare di Marostica Bruno Giordano, Presidente del Gruppo Giordano Franca Porto, Segretaria Generale dell'Unione Sindacale Regionale Cisl del Veneto Sebastiano Zanolli, manager e scrittore
Modera la giornalista Cinzia Zuccon Morgani

Conclusioni del Presidente dell'Associazione Industriali della Provincia di Vicenza, Roberto Zuccato

Saluto del Presidente dell'Associazione Artigiani della Provincia di Vicenza, Giuseppe Sbalchiero

lunedì 11 maggio 2009

Un disegno forse misterioso.


Venerdì 8 maggio ho avuto il piacere di presentare ad un pubblico di genitori attenti Alessandro Meluzzi.
Vi consiglio di incontrarlo.
Persona di una cultura spropositata, Alessandro ha avuto una fortuna che tocca a pochi.
E' stato cercato dall'infinito.
La serata dedicata in teoria ad un tema forte come l'anoressia ha progressivamente virato, o forse è meglio dire, si è incanalata verso l'annuncio che il vuoto mortale che percepiamo spesso nelle nostre vite è un vuoto di spirito.
Ho potuto parlare a lungo con Alessandro prima della serata e mi ha fatto dono del suo libro " l'infinito mi ha cercato".
Io con molto rispetto e un pò di vergogna gli ho regalato il mio ultimo.
L'ho finito ora, domenica sera.
La storia di un uomo bulimico di verità.
Di uno che non si accontenta.
Mi è piaciuto il libro e lui anche.
Non posso dire molto altro senza apparire scontato.
Posso solo dire che sempre di più comprendo come dietro alle nostre mille angosce, i nostri dubbi, le nostre fatiche e dietro l'incomprensibilità di molti fatti della vita ci sia un disegno.
Un disegno forse misterioso.
Ma che possiamo mettere in luce tanto più riusciamo a recuperare il nostro rapporto con la fonte dalla quale proveniamo.
Tanto più siamo capaci di avvertire quel sentimento di unione e fusione con il tutto.
Perchè è li da dove veniamo ed è li dove torneremo.
Questo è solo un altro modo per dire che non abbiamo infinite possibilità terrene, non abbiamo tempi umani illimitati.
Ma abbiamo un talento sepolto da dissotterrare e fare fruttare.
Per rendere il mondo un pò meno imperfetto.
Questo è il compito, li sta la salvezza.
Li sta la realizzazione e la vocazione.
Ognuno a suo modo.
Ognuno con i suoi tempi.
Mi ci voleva un incontro così.

sabato 25 aprile 2009

Sebastiano alla Confartigianato di Vicenza, martedì 12 maggio alle ore 20,30 presso la sala del Capitolo di ViArt in Contrà del Monte, 13 a Vicenza.


Io, società a responsabilità illimitata, quanti imprenditori avranno fatto questo pensiero in questi momenti di crisi, che hanno portato purtroppo anche alla chiusura di aziende che per anni hanno portato valore aggiunto all’economia del Nord-Est, molti probabilmente. Sebastiano Zanolli, vicentino, profondo conoscitore del mondo aziendale e degli imprenditori del nostro territorio, attualmente amministratore delegato di una società del gruppo Diesel, ha intitolato il suo quarto libro proprio con questo pensiero “Io Società a Responsabilità Illimitata – Strumenti per fare la grande differenza”. Per questo, la categoria metalmeccanica della Confartigianato di Vicenza ha per così dire, colto la sfida e invitato Zanolli, a presentare il 12 maggio, il suo libro agli imprenditori vicentini.
In questi momenti ci dice Antonio Marcon Presidente provinciale metalmeccanica della Confartigianato di Vicenza “abbiamo bisogno anche di enfatizzare i nostri talenti affrontando con caparbietà problemi che ci sembrano al di fuori del nostro controllo, logicamente il libro di Zanolli non ci fornisce soluzioni perfette, è un libro che vuol dimostrare, come la lettura, o la riflessione possono aiutare anche l’imprenditore e il manager a capire i problemi aziendali. Non è un caso se per la presentazione del libro abbiamo scelto ViArt, il Centro espositivo dell’artigianato artistico vicentino, nel cuore del centro storico di Vicenza, dove si possono vedere i lavori artistici degli imprenditori artigiani, prodotti, frutto del trasferimento delle proprie esperienze” Siamo in un periodo molto difficile che molti guru del management o dell’economia, non hanno saputo prevedere prima e affrontare poi con reattività, “si in questi mesi abbiamo potuto vedere l’aspetto più pericoloso della globalizzazione, in questo libro Zanolli racconta con semplicità quello che ha capito della vita aziendale e anche del mondo. E’ un libro sulla motivazione, per affrontare con grinta il 2009, con vari spunti per adottare un approccio positivo, aspetto di cui abbiamo tutti bisogno per poter andare incontro alle sfide di tutti i giorni.”
Quindi per tutti coloro che vogliono dialogare con un manager atipico, innamorato della lettura, della scrittura e della vita, in un epoca che lui stesso definisce “un epoca senza sonno”, l’appuntamento è per martedì 12 maggio alle ore 20,30 presso la sala del Capitolo di ViArt in Contrà del Monte, 13 a Vicenza.

Valter Fabris

mercoledì 22 aprile 2009

Da www.essere-migliori.blogspot.com

Ho appena finito di leggere l'ultimo libro di Sebastiano Zanolli "Io, società a responsabilità illimitata". L'ho letto tutto d'un fiato, senza distrazioni. E' un libro che aiuta a pensare e a fare!Riporto qui un breve passo che ben descrive lo spirito del libro....continua

venerdì 17 aprile 2009

Da il blog del Gruppo Giovani Imprenditori di Apindustria Padova. Il gruppo è formato da imprenditori under 40 dell’associazione.

Di Mauro Marinello.
Sono arrivato a Sebastiano Zanolli da un consiglio di Monica, una conoscente che stimo. Ho spulciato così il suo blog, mi sono fatto l’idea di una persona di sostanza, ho visto che aveva da poco dato alle stampe un libro, subito ordinato. E letto, ma è più corretto dire mangiato....continua http://giovanimprenditori.wordpress.com/2009/01/30/io-societa-a-responsabilta-illimitata/

venerdì 3 aprile 2009

Fare la differenza. Sempre...da Fluiddesignlab.com


Una breve intervista,
6 domande semplici per capire che 6 tu a fare la differenza. Sempre...
...continua

lunedì 30 marzo 2009

Sebastiano sfida Pukka



Mc Donald. Ci porto ogni tanto i bambini.
Mai più di una volta al mese.
Ho visto "Supersize me" di Spurlock e mi ha convinto che bene proprio non faccia...
Però non riesco a battere il marketing di questi geni.
Oggi trasformer e pukka in regalo.
Ho perso ancora prima di cominciare.
Ho meno appeal di pukka...accidenti.
Piove che i campi sembrano piscine.
Quelle giornate dove il cielo e l'asfalto hanno lo stesso colore, quelle giornate dove notte, mattina, pomeriggio e sera hanno lo stesso melassoso impasto d'olio e fumo.
Mc Donald.
Un non-luogo come lo chiamano i sociologi.
Ma non serve un sociologo per capire che è un punto di incontro che non esiste in verità.
Potrebbe essere dappertutto e in nessun posto.
Popolato da tutti e nessuno.
Qui infatti non ci si riconosce e anche se ci vede e come essere trasparenti.
Trasparenti come i sacchettini che contengono le mele e l'uva.
1 euro.
Ma non li mangia nessuno.
Non si va da Mc Donald per mangiare frutta.
Come per le persone.
Non le vede nessuno.
Non si va da Mc Donald per vedere persone.
Allora mi metto ad osservare io.
L'umanità passa dal fastfood.
Il cibo riempie.
Ha un buon sapore.
Costa poco.
Tutto è colorato.
Tutto si butta via e non c'è da preoccuparsi.
Regalano cose.
Le cannucce e i tovaglioli non finiscono mai.
C'è un parco giochi gratis.
C'è il parcheggio grande. Gratis.
Nessuno ti guarda in verità.
Puoi comportarti bene o male ed è lo stesso.
Puoi curarti i denti con le dita o usare il tovagliolo come Donna Letizia ed è uguale.
Potresti anche morire e avresti la stessa attenzione di un filet 'o fish smangiucchiato lasciato sul bancone.
Ti servono persone che cambiano ogni settimana e che servono clienti che cambiano ogni giorno.
Solo mani che si passano incarti calorici.
Niente persone, solo clienti e fornitori.
Sorrido mentre penso ai mondi che si sfiorano senza mai incontrarsi.
Una pioggia di meteore incompatibili che masticano le medesime patatine fritte.
Questo posto è una profezia.
Questo posto ti dice come finirà se non cambiamo.
Questo posto è il futuro terribile possibile che sembra augurabile solo da fuori.
Se non si osserva bene.
C'è una tranquilla signora veneta di settant'anni, cotonata e con una bella tinta color miele scuro, cardigan attillato su qualche chilo in più, curata, demodè.
Si mangia un hamburger e aspetta i nipotini che giocano.
Nipotini belli biondi, ben vestiti, vivaci e sorridenti.
La signora è quanto di più locale e nostrano si possa immaginare, starebbe bene con una gondola in plastica in mano.
Dietro di lei, ma proprio dietro il vetro, sui tavolini fuori, tre nordafricani trasandati con le loro barbe da studenti coranici e borse di plastica svuotano su un vassoio una frittura comprata altrove.
Parlano a bocca piena, rumorosi e disordinati.
Li separa dalla signora un vetro di 5 millimetri.
Non starebbero mai così vicini.
Non potrebbero nemmeno guardarsi.
Non saprebbero che dirsi.
Ogni tanto si guardano ma solo per studiarsi.
Come farebbe uno gnu con un leone.
Si disprezzano. Per motivi diversi ma si disprezzano.
Sono tutto ciò che l'altra parte non sarebbe mai.
Non c'è sorriso, saluto, cenno di comprensione.
Solo lunghe strisce di pioggia lungo la vetrata che sembrano le lacrime di un mondo confuso.
Mi accorgo che siamo ad un punto morto.
Nessuno delle due parti farà mai il primo passo.
E' una crisi da egocentrismo.
Di qua e di la.
Di qua e di la si pensa di essere sempre nel giusto.
Tutti vittime e mai nessun colpevole.
Tutti Abele.
Caino sta sempre di la.
Caino sarà quello che perde.
Sento che siamo sempre ad un passo dal non ritorno se il vetro rimane li...
Ed il vetro piange e non si muove.
Bip...Bip..
Mi soccorre Einstein con una frase che trovo alla fine di una lunga mail che un amico mi scrive durante questa domenica fangosa.
La mail fa suonare il suo bip e mi distoglie dallo spettacolo interculturale a base di cheesburger, islam, cardigan stretti e coca light..."Mettiamo fine all’unica crisi che è davvero una minaccia per tutti: la tragedia di non voler lottare per superarla".
Einstein avrebbe chiuso la discussione così...
E chi sono io per non lasciargliela chiudere...pukka?

venerdì 27 marzo 2009

Grazie a tutti : Come Promesso Beneficenza dalle Serate CNA & Museo Nicolis

ecco copia del Bonifico! Grazie.

Gentile cliente,Le inviamo la ricevuta di pagamento a seguito della Sua disposizione n. 7150673 del 27/03/2009
Tipo di pagamento:
Bonifico
Conto di origine
Conto del beneficiario
Cognome e Nome: Zanolli Sebastiano IBAN: xxx Importo pagamento: 305
€ Data valuta di accredito: 01/04/2009Data operazione: 27/03/2009 CRO: 28979247208 Descrizione: BENEFICENZA SERATA CNA E MUSEO NICOLIS
Cognome e Nome: Fondazione Operation Smile Italia OnlusBanca: BANCA POPOLARE DELL'EMILIA ROMAGNAFiliale: SUCCURSALE "C" DI ROIBAN: IT37U0538703203000001256536ABI: -CAB: -Conto: -
Banca Mediolanum S.p.A.

giovedì 26 marzo 2009

Tutta colpa dei Libri ? da Grazia Blog Scritto da alessioscappaingiappone


...Non era scritto da nessuna parte di lasciare Milano e trasferirsi a Tokyo ma io l’ho interpretata così. Ora potrei puntare il dito su parecchia gente e trattandosi di scrittori viventi potrei anche pretendere che si assumano le loro responsabilità.La fetta più grossa di colpa se la dividono Lettere dalla Kirghisia di Silvano Agosti, Io, società a responsabilità illimitata di Sebastiano Zanolli e 4 Ore alla Settimana di Timothy Ferriss. Cercavo forza, idee e qualche illusione realizzabile. Ho trovato tutto. Quando mi trovo in difficoltà con i preparativi, mi rileggo qualche pagina e riparto come un ciclista appena dopato al Giro D’Italia...continua...

martedì 24 marzo 2009

Sebastiano al Museo Nicolis il 26 Marzo sera




"....E' il gioco del trovare o migliorare il posto di lavoro.Prima vi liberate della convinzione che ci sia qualcuno che vi deve qualcosa e prima comincerete a fare i seri.Beh...in un certo senso sono dipendente anche io.Quindi so di cosa parlo..."


giovedì 26 marzo 2009
Ora: 20.30 - 23.30
Luogo: Museo Nicolis
Villafranca di Verona, Italy

sabato 14 marzo 2009

Millionaire Marzo 2009

Gentilissimi, una bella recensione.

sabato 7 marzo 2009

un libro per l'imprenditore: IO, SOCIETA' A RESPONSABILITA' ILLIMITATA di Sebastiano Zanolli - Lun.23 marzo 2009 20.30 C.N.A. VICENZA




Clicca qui per la sapere di più sulla presentazione a Vicenza, un libro per l'imprenditore:


IO, SOCIETA' A RESPONSABILITA' ILLIMITATA di Sebastiano Zanolli - Lunedi 23 marzo 2009 ore 20.30 - C.N.A. VICENZA Palazzo Specchi via G. Zampieri n.19


Sebastiano Zanolli - Mp3 “La grande differenza”



Ecco per chi mi ha chiesto l'indirizzo dell'intervista a Miglioriamo.it

Si tratta della Grande Differenza...
il fortunato libro da cui la mia avventura "letteraria" ha avuto inizio...

spero vi faccia piacere.

lunedì 2 marzo 2009

Da PMI.it Blog "Personal branding"

....In un mercato in rapida evoluzione come quello attuale, il self-marketing inteso come capacità di farsi conoscere, è oggi un elemento professionale molto rilevante per essere reclutati da aziende ed organizzazioni....

Continua Self-marketing: impara a farti conosceredi Fabrizio Scatena - Mercoledì 18 Febbraio 2009

sabato 28 febbraio 2009

A volte non capisco...


Leggo del bambino ucciso nel consultorio.
Del bambino ucciso a Treviso.
Del bambino violentato a Roma....
Quanto dolore, quanto terrore, quanto sgomento.
Qualunque ragionamento cade difronte alla violenza su un bambino.
Nessuna colpa.
Nessun debito.
Nessuna offesa.

Solo il fatto di essere cardine di amori incompresi, finiti. Marciti al sole del barcollante vivere quotidiano.
Testimone della pochezza emotiva che contraddistingue le nostre generazioni di ipervitaminici vitelloni e vitellone del 6 politico e del rolex sul polsino e di culture lontane ma invasive incapaci di trovare requie e mediazioni.
Passeggeri inconsapevoli di auto guidate da geniori tirati su a papponi di non è la rai e fan di sos patata.
Osservatori perplessi di adulti che leggono di meno di un libro l'anno...
Quanto poco siamo capaci di serietà.
Quanto poco abituati a cercare di saldare i nostri debiti prima di avviarci alla realizzazione personale che ci promettono gli spot televisivi.
No. Non è vero che NOI VALIAMO.
Non è vero che tu sei sempre la priorità.
Non è vero che la realizzazione personale passa attraverso il disinteresse per le tue creature.
No.
Non è così e non saremo uomini fino a quando accetteremo il fatto che un bambino venga massacrato di botte abbia la stessa rilevanza...o meno...del legamento di Totti.
Non fino a quando lasceremo sgorgare questo urlo di pena dalla pancia del mondo.
Non c'è da discutere, nè disperare.
Solo promettersi che tu no, non genererai altro dolore, terrore e sgomento.
Che amerai e proteggerai a costo della tua vita chi di vita ne ha davanti più di te.
Non fosse che per una legge di economia e di buon senso.
Prima le donne e i bambini, raccomandavano sul Andrea Doria mentre affondava.
Chi da la vita e chi ne ha davanti tanta.
Poi gli altri.
E mantenere la parola.

E dirsi e dire a tutti che nel sangue sprecato di quel bambino c'era anche un po del sangue tuo, dei tuoi figli e di tutti i bambini del mondo.
E ricordarsi che chi salva una vita salva il mondo.
Sempre.
Buon riposo piccoli e perdonateci se potete.

venerdì 27 febbraio 2009

Sebastiano al Festival della Cittadinanza a Padova Sabato 4 Aprile ore 21.00, SALA DELLA GRAN GUARDIA








vanta 13 anni di storia: una storia ricca di soddisfazioni, di sfide raccolte e rilanciate, di messaggi diffusi anche attraverso la presenza di interlocutori di primo livello; una piazza, fino ad oggi organizzata come salone espositivo in cui organizzazioni senza fine di lucro, associazioni, cooperative, fondazioni, enti morali, organizzazioni di volontariato, istituzioni, hanno presentato e proposto i loro prodotti, i servizi, le esperienze, i progetti.

Festival della cittadinanza è un evento ideato e coordinato dalla Cooperativa Asa. La Cooperativa ASA è un’impresa costituita nel 1988 per favorire l’inserimento delle persone nel lavoro e nella “vita attiva” attraverso l’orientamento e la formazione, e per essere “incubatore” di nuove esperienze di partecipazione, di imprenditorialità e di costruzione di reti sociali.


TeamSZ

giovedì 26 febbraio 2009

Yorik



MAROSTICA ( VI ) - Ex CHIESETTA di S. MARCO25 APRILE - 10 MAGGIO 2009 -INAUGURAZIONE 25 APRILE 2009 ORE 18.3

Appuntamento a Villafranca Veronese / Museo Nicolis



"Stringere relazioni. Vendere la propria capacità di dare soluzioni.Aumentare la propria capacità di risolvere i problemi. Studiare. Conoscere. Ed essere focalizzati.
Votare politici capaci di affrontare con competenza i problemi. Giovani magari in modo che abbiano da perdere qualcosa ne futuro se non faranno quanto promesso.
Studiare ed applicare rimangono comunque le due aree in cui si può fare di più.
Se posso aggiungere un ultimo punto direi anche "risparmiare".Che significa pensare in prospettiva".
TSZ

lunedì 23 febbraio 2009

da www.vicenza.com...."volevamo cambiare qualcosa nella nostra vita, ma il solo desiderio non ha portato nessun miglioramento..."


...Leggere, studiare, formarsi per costruire un presente e un futuro, coltivare il proprio talento, continuare a migliorarsi: un invito per uscire dal tunnel...per continuare clicca qui...Vicenza.com

giovedì 19 febbraio 2009

Recensione da "Il Dirigente" a cura di Davide Mura


...PUNTARE SU SE STESSI
PER REALIZZARE I PROPRI SOGNI
Un libro sulla motivazione per affrontare
con grinta il 2009....continua...



Il video di presentazione di "Io, societa' a responsabilita' illimitata"

Un Video che vale : Last lecture di randy Pausch

- "Ogni ostacolo, ogni muro di mattoni, è lì per un motivo preciso. Non è lì per escluderci da qualcosa, ma per offrirci la possibilità di dimostrare in che misura ci teniamo. I muri di mattoni sono lì per fermare le persone che non hanno abbastanza voglia di superarlo. Sono lì per fermare gli altri".