Voglio iniziare questo piccolo ragionamento con una storia.
"Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.
Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall`altra parte.
Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre.
Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all`albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno".
Qualcuno avrà certamente riconosciuto questo racconto: è la Parabola del Buon Samaritano, narrata da Gesù Cristo e riportata nel Vangelo di Luca.
Che cosa abbia a che vedere con il tema della fretta, forse non è ancora chiaro, anche se qualcosa lo si potrebbe già intuire.
Questa parabola fu fatta oggetto di un interessante esperimento da due ricercatori: Darley e Batson.
Questi si recarono da un gruppo di studenti di teologia, e finsero di essere lì per verficare la loro capacità di parlare a braccio.
Il set dell'esperimento prevedeva che, in un edificio poco lontano, un assistente li stesse aspettando per registrare la loro performance oratoria.
Ad una metà degli studenti fu chiesto di parlare del valore che l'esperienza in seminario avrebbe potuto rivestire in occupazioni professionali diverse dal ministero religioso.
All'altra metà fu chiesto di commentare la parabola del buon samaritano.
Quindi, i ricercatori introdussero un'altra variabile: il tempo.
Ad un gruppo dissero che avevano a disposizione ancora qualche minuto per recarsi nello stabile dove tenere il loro discorso, ad un altro che erano in perfetto orario ed, infine, ad un terzo gruppo dissero che erano già in ritardo.
Gli studenti, mentre si recavano uno per volta nell'altro edificio, in un corridoio incontrarono un uomo riverso accanto al muro, in evidente difficoltà , che tossiva e si lamentava (naturalmente, si trattava di un attore assoldato dai ricercatori). Vi ricorda qualcosa? Era stata messa in scena la parabola del Buon Samaritano!
La domanda a cui Darley e Batson volevano rispondere era: quanti (e quali) studenti si fermeranno ad aiutare l'uomo?
I risultati di questo esperimento sono molto istruttivi, anche perché i ricercatori avevano valutato (per mezzo di test) le motivazioni su cui si basava lo spirito religioso degli studenti.
Ecco le conclusioni a cui giunsero:
la motivazione religiosa personale non aveva alcuna incidenza sulla capacità degli studenti di tradurre in pratica gli insegnamenti del Vangelo (in parole povere, non c'era alcuna correlazione tra la tipologia di motivazione che li aveva spinti a studiare teologia e il fatto che gli studenti si fermassero o meno ad aiutare l'uomo in difficoltà )
la circostanza che gli studenti avessero appena avuto modo di riflettere sulla Parabola del Buon Samaritano non aveva alcuna influenza sul fatto che gli studenti si fermassero o meno (non c'era una differenza statisticamente significativa tra chi aveva ricevuto il compito di tenere un discorso sulla Parabola e chi no)
l'unica variabile a determinare in maniera significativa il comportamento degli studenti era il tempo: chi pensava di avere sufficiente tempo a disposizione, in genere, si fermava ad aiutare il malcapitato.
Chi riteneva di non averne, letteralmente lo scavalcava ed affrettava il cammino.
Anche se stava riflettendo sul messaggio d'amore e di attenzione trasmesso dalla Parabola!
Credo che questo esperimento ci insegni qualcosa circa la fretta, e circa il fatto che il fattore tempo è spesso in grado di abbattere le nostre buone intenzioni (fattori motivazionali) e le buone raccomandazioni che spesso facciamo a noi stessi (e, magari, agli altri).
E credo anche che qualunque leader che abbia a che fare con un gruppo debba tenere conto di quanto la sua comunicazione circa l'uso del tempo può impattare sui comportamenti dei singoli e dei gruppi.
Insomma, comunicare fretta e concitazione può significare radere al suolo tutto il lavoro sui valori, sulle buone pratiche, sulla buona comunicazione, sull'attenzione reciproca fatto in un gruppo.
E, a pensarci bene, è un attimo....
Luca Baiguini
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4 commenti:
La fretta porta alla superficialità , diminuisce il tempo a disposizione per il dover crea valore da condividere.
E' questione di obiettivi e dell'aver tracciato la strada dove si vuole arrivare ( con fermate per riposarsi e non solo per caricare solo autostoppisti che incontri ).
Ciao Alberto concordo pienamente con te, credo a volte la fretta, la mancanza di tempo ci porti a vivere con estrema leggerezza alcuni rapporti...e sempre meno ci si ferma per interrogarci e ascoltarci un po'...grazie anche a Seba...Ale
Grazie Ale per aver letto il post e riservato del tempo per un pensiero.
Grazie Alberto e Ale per i vostri contributi.
Credo che la cosa interessante sia che proprio la fretta e la concitazione spesso "abbattono" letteralmente il lavoro fatto per motivare ed incentivare alcuni tipi di comportamenti (chissà come hanno commentato l'esperimento i docenti del seminario...).
Mi capita di toccare spesso questo argomento con persone che si occupano, ad esempio, di sicurezza e prevenzione...
Ciao!
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